E’ un approccio che amiamo molto e che crediamo abbia grandi potenzialità.

L’indagine positiva ribalta l'approccio tradizionale alla costruzione e gestione di un progetto. Anzichè partire dai problemi, da ciò che non funziona, per sviluppare il progetto si comincia a ragionare su quello che di positivo c'è nel contesto su cui si vuole intervenire.

E' la logica del bicchiere mezzo pieno, del lavorare su quello che funziona, su quello che c'è piuttosto che quello che ci dovrebbe essere.

L’Appreciative Inquiry è un approccio alla costruzione di percorsi di progettazione ed analisi partecipata che segue una impostazione radicalmente diversa da quelle tradizionali. L’assunto alla base di questo approccio è che le persone e le organizzazioni evolvono nella direzione delle cose che studiano ed approfondiscono. Se studiano i problemi tendono a problematizzarsi, se studiano le cose che funzionano tendono ad evolvere in senso positivo verso tali modalità organizzative. Un esempio può forse chiarire il funzionamento di tale approccio. Immaginate di voler intervenire con un progetto in un villaggio del terzo mondo per ridurre il tasso di mortalità infantile, che per un qualche motivo in quel luogo è superiore alla media del paese in cui si trova. L’approccio classico vuole che chi deve sviluppare il progetto si chieda innanzitutto quali sono le cause che provocano un tasso di mortalità così elevato per poi definire gli obiettivi degli interventi, le strategie e le azioni necessarie per realizzarle attraverso il seguente percorso logico:

problemi ->  obiettivi –> strategie –> azioni

L’Appreciative Inquiry imposta la cosa in modo diverso. Benché nel villaggio il tasso di mortalità infantile sia molto elevato, ci sarà qualcuno che pur in un cotesto così difficile riesce a tirar su i propri figli. Per sviluppare un intervento occorre pertanto capire cosa, quali elementi, consentono il successo di queste famiglie, e costruire il proprio progetto a partire dall’analisi  di questi fattori di successo.

Il percorso partecipato secondo questo approccio si sviluppa in quattro fasi specifiche:

discovery –> dream –> design –> destiny

Nella fase di discovery (scoperta) le persone sono impegnate, normalmente attraverso una indagine sul campo che si sviluppa in una serie di interviste, ad apprezzare ciò che di buono e positivo c’è nella comunità su cui si sta lavorando.

Con il dream (sogno), i partecipanti sono chiamati a sognare ciò che intendono realizzare a partire dagli aspetti positivi identificati. Con il design (progetto) essi progettano ciò che vogliono realizzare e con il destiny (realizzo) si programmano le azioni necessarie ad implementare il tutto[1]. Attraverso queste quattro fasi dunque, la comunità locale partecipa alla costruzione ed allo sviluppo del progetto attraverso un percorso di apprendimento basato sull’apprezzamento di ciò che di buono la caratterizza.

 

[1] Per chi fosse interessato ad approfondire il funzionamento di questa metodologia si veda J.M. Watkins e B.J.Mohr – Appreciative Inquiry - change at the speed of imagination, Jossey-Bass/Pfeiffer 2001. Per chi avesse curiosità di approfondire come questo approccio è stato utilizzato in ambito urbano si rimanda al sito www.imaginechicago.org

 

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